
Castro, la Cartagine della Maremma
La città che fu
Castro, antica capitale del ducato rinascimentale rasa al suolo a metà del ‘600. Circondata da vegetazione rigogliosa, custodisce gelosamente le vicende legate alla sua caduta, in cui ci imbatteremo passeggiando tra gli alberi che sorgono su antiche piazze, vie e chiese ormai dimenticate.
Info Attività

Costi Aggiuntivi
- Biglietto di ingresso alle rovine e al museo

Da portare
- Scarpe da trekking
- Giacca a vento impermeabile
- Bastoncini da trekking
- Zaino con acqua e pranzo al sacco

Info & Prenotazione
Scrivici indicando nome, telefono e numero partecipanti a info@percorsietruschi.it o su whatsapp al 3274570748 o 3203149587.

Perché un trekking alle rovine di Castro?
Un bosco che non è solo un bosco, ma che un tempo era una città. Una strada che è stata scavata nella roccia millenni fa, e la natura che ha nascosto le tracce di secoli di frequentazione umana.
L’escursione a Castro ci consentirà di passeggiare per quelle che un tempo erano le vie cittadine e oggi sono sentieri percorsi solo da istrici, volpi e cinghiali. Le forre, a picco sulla valle dell’Olpeta, ci racconteranno della posizione strategica in cui il borgo era stato costruito, e tra i rovi immagineremo le opere difensive del più grande ingegnere militare della sua epoca, il Sangallo.

Una città ideale e la sua distruzione
Castro fu la capitale del ducato farnesiano, istituito da Paolo III nel 1537. Un piccolo borgo di confine che, grazie agli interventi di Antonio da Sangallo divenne una vera e propria città ideale
Castro aveva una bella piazza, con il palazzo ducale e addirittura la zecca, numerose chiese ed era sede vescovile. La famiglia Farnese si indebitò enormemente, e alla metà del XVII secolo ciò portò alle guerre di Castro, culminate con l’assedio delle truppe pontificie alla città e la sua caduta. Papa Innocenzo X, non contento, ordinò che la città venisse distrutta pietra per pietra, nel 1649.

Qui fu Castro: prima e dopo il Rinascimento
Castro esisteva già in epoca etrusca, come testimoniano i reperti trovati nelle sue necropoli, tra cui la celeberrima Biga di Castro (oggi a Viterbo). Non sappiamo però il nome di questa città.
Dopo la distruzione la natura ha preso nuovamente i suoi spazi. Il ponte sull’Olpeta è crollato, le porte sono distrutte, e un bosco cresce dove un tempo c’erano piazze lastricate e ricchi edifici. Il suo ricordo è vivo nella toponomastica, e nel romanzo di Stendhal, che ripercorre le scandalose vicende della relazione tra la Badessa e il vescovo di Castro, Francesco Cittadini.
occhio alle date!
Possibilità di visita
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